Ercole Gino Gelso - pittore e fotografo


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Nel proporre le proprie opere all'attenzione, e al relativo giudizio critico, degli altri c'è sempre il desiderio di comunicare emozioni, il palpito dei ricordi, le avventure dell'animo scaturite dalla contemplazione - a volte idilliaca a volte drammatica - della natura e dei luoghi.

Esempio probante è la scelta antologica della vasta opera che Ercole Gino ha operato.

Vasta perché, iniziata fin dai lontani anni sessanta, si è dispiegata con sperimentazione di varie tecniche espressive, fino ad oggi con produzione di tele che testimoniano una passione per la pittura intesa come creazione artistica, ma soprattutto come comunicazione da stato d'animo di chi stende il colore a stato d'animo di chi osserva l'opera finita.

Ecco allora i visi rivisti a volte nella trasfigurazione operata dal ricordo affettuoso, a volte con realismo quasi fotografico, le persone care inserite negli scorci urbani vagheggiate con tanto più affetto in quanto riprese in atteggiamenti usuali, i panorami di luoghi noti trascolorati dalla ricerca di effetti cromatici.

Alcune opere ritraggono il "borgo" che, volendo, possiamo identificare come realmente esistente, ma che in vero è "il borgo" del tempo che fu, che ancora rimane e che vorremmo rimanesse per sempre a testimonianza del luogo a misura di uomo, ancora capace di parlare all'animo dell'abitante e del visitatore.

In quest'ottica possiamo pensare anche che Ercole Gino ci offre un'alternativa alle megalopoli anonime, alienanti e oppressive con l'immagine di un'architettura che sa di paese, di cose buone, di affetti condivisi, di relazioni autentiche.

Aggiungiamo anche che accanto a visioni appartenenti ad un repertorio che potremmo definire classico possiamo trovare, a testimonianza della passione autentica per la pittura intesa come ricerca continua e sperimentazione di possibilità espressive, produzioni tese a trasfigurare il dato reale in sublimazioni oniriche, a ricercare effetti cromatici di potente intensità, a illuminare con efficaci chiaroscuri luoghi assolutamente normali e abituali.

(Vito Laurino)

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